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La stanza delle meraviglie

  • Uscita:
  • Durata: 117min.
  • Regia: Todd Haynes
  • Cast: Julianne Moore, Michelle Williams, Oakes Fegley, Amy Hargreaves, Oakes Fegley, Millicent Simmonds, Cory Michael Smith, Millicent Simmonds, Jaden Michael, Tom Noonan, Amy Hargreaves, Cory Michael Smith, Millicent Simmonds, Cory Michael Smith, Tom Noonan, Michelle Williams, Oakes Fegley, Tom Noonan, Morgan Turner, Amy Hargreaves, Morgan Turner, Damian Young, Sawyer Nunes, Hays Wellford, James Urbaniak, Ekaterina Samsonov, Anthony Natale, Damian Young, Jaden Michael, Hays Wellford, Raul Torres, Ekaterina Samsonov, George Aloi, Anthony Natale, Derek Binsack, Raul Torres, Andrew James Bleidner, George Aloi, Derek Binsack, Sawyer Nunes, Andrew James Bleidner, John P. McGinty, Jared Johnston, John P. McGinty, Jared Johnston, Ren Marsh, Carole Addabbo, Ren Marsh, Carole Addabbo, Garrett Zuercher, Garrett Zuercher
  • Prodotto nel: 2017 da CHRISTINE VACHON, PAM KOFFLER, JOHN SLOSS PER AMAZON STUDIOS, CINETIC MEDIA, KILLER FILMS, FILMNATION ENTERTAINMENT,PICROW
  • Distribuito da: 01 DISTRIBUTION (2018)
  • Tratto da: graphic novel omonimo di Brian Selznick (ed. Mondadori)

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

USA, 1927 e 1977. Ben e Rose sono due bambini di epoche diverse che segretamente desiderano una vita diversa dalla propria. Ben cerca il padre che non ha mai conosciuto, Rose sogna una misteriosa attrice di cui raccoglie foto e notizie nel suo album. Quando Ben scopre in casa un indizio sconcertante e Rose legge un allettante titolo sul giornale, i due ragazzini partono alla ricerca di quello che hanno perso con una simmetria ipnotica.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Libero ma anche involuto, magico ma anche pedissequo, anelante ma anche friabile. E’ il nuovo film di Todd Haynes, Wonderstruck , con cui il regista americano ritorna in concorso a Cannes dopo Carol del 2015. Potrebbero sembrare, anzi, sembrano film di due diversi autori: estatico, controllato, perfino calligrafico il primo, ad altezza di bambino, giocherellone e accorato il secondo. Si tratta dell’adattamento del libro omonimo di Brian Selznick (2011), autore già portato sul grande schermo da Martin Scorsese con Hugo Cabret , è interpretato dal 12enne Oakes Fegley, la 14enne Millicent Simmonds, con l’abituale Julianne Moore e Michelle Williams in ruoli di supporto. Intreccia, in formato famiglia, due storie: 1977, Ben rimane sordo per un fulmine, scappa dal natio Minnesota e raggiunge New York; 1927, Rose, una ragazzina sorda del New Jersey, raggiunge la Grande Mela in cerca della sua attrice preferita. Nel libro la storia di Rose era raccontata esclusivamente per immagini, qui con un film nel film, muto e in bianco e nero, mentre quella di Ben, anch’essa girata in 35mm, ha fotografia per colore e pasta che riecheggia volutamente gli anni ’70. Sappiamo bene, il cinema in costume per Haynes è sempre (far) vedere come si vedeva all’epoca. Produce Amazon, il genere di riferimento è un mistery classico, con enigmi familiari da risolvere per procedere al 2quadro” successivo, e il setting da notte al museo, quello di storia naturale della Grande Mela. Haynes ci sguazza abbastanza, si mette al servizio dei ragazzini, della loro ricerca vitale e fantasmagorica insieme, lega silenziosità del film alla loro sordità, insegue emozioni su tavolozza indie. Non è affatto un brutto film, anzi, ma la libertà qui sperimentata da Haynes va spesso a detrimento della compattezza, dell’abituale rigore: spiegoni e secche, e troppo da delegare nel finale al taccuino di Fegley e Moore per tirare le fila. In fondo, anche l’emozione finisce per disperdersi, per normalizzarsi, per farsi cornice anziché quadro, per darsi per guadagnata senza palpiti, senza reali sorprese. Un miracolo dato per assunto, insomma, o forse un diorama da museo.

  • Corriere della Sera

    Tratto dall'omonima graphic novel di Brian Selznick (che firma anche la sceneggiatura), il film traduce la diversità letteraria tra pagine scritte e disegnate (tipiche dell'autore, cui si deve anche 'La straordinaria invenzione di Hugo Cabret', filmato da Scorsese), alternando il bianco e nero muto per le scene nel 1927 e il colore parlato per quelle nel 1977. Che naturalmente a un certo momento troveranno il modo di intrecciarsi. Intanto vale la pena sottolineare come questa apparente storia per bambini - 'spielberghiana' verrebbe da dire - non tradisca le ambizioni autoriali di Todd Haynes: anche qui si parla di amori infelici (e in parte impossibili), si ritrova la stessa maniacale precisione nelle ricostruzioni d'ambiente (Ed Lachman ha fatto miracoli nel ritrovare i colori degli anni 70), la stessa ambizione di usare il passato per parlare del presente e di distruggere la piatta logica narrativa. Con in più un omaggio al cinema come abilità artigianale, capace di affascinare senza far ricorso alla tecnologia digitale, risposta nemmeno tanto mascherata a chi si ostina a pensare solo a un cinema fatto di effetti speciali.

  • La Repubblica

    Selznick, nell'adattare il libro per lo schermo, ha immaginato che la parte disegnata dovesse essere messa in scena in bianco e nero e come un film muto con accompagnamento musicale. A dirigere è stato chiamato Todd Haynes, uno dei grandi registi americani di oggi, il cui mondo sembrava fatto apposta per incontrarsi con quello di 'Wonderstruck'. (...) Qui in effetti il regista mostra il consueto talento nella ricostruzione di una città vista parallelamente in due epoche del passato, gli anni Venti di film come 'La folla' e i Settanta di 'Taxi Driver' o 'La febbre del sabato sera'. Lo sguardo del bambino serve da effetto di straniamento per entrare in due mondi che sono fatti anzitutto di cinema del passato. Il problema è che, forse proprio perché è stato l'autore del romanzo a firmare la sceneggiatura, il film segue pedissequamente gli sviluppi del testo di partenza (che era già di suo, in pratica, un film disegnato), e il risultato è faticoso, pedante. Haynes vuol fare un film sperimentale, con una costruzione di montaggio complessa e una narrazione che punta quasi esclusivamente sulle immagini; ma non va fino in fondo, appoggiandosi troppo alla musica non esaltante di Carter Burwell e lasciandosi rapire dal gusto della ricostruzione d'epoca.

  • Avvenire

    (...) sulla scia del cinema spielberghiano per famiglie, ci regala a partire da 'La stanza delle meraviglie', bellissima graphic novel di Brian Selznick (l'autore anche di 'Hugo Cabret') una storia di grande fascino e originalità. (...) Due storie parallele ambientate in periodi storici diversi - la prima negli anni Settanta, la seconda negli anni Venti, girata in bianco e nero, come fosse un film muto di Vidor o Murnau - destinate a incrociarsi in maniera inaspettata e rocambolesca. Prodotto da Amazon, il film interpretato tra gli altri da Julianne Moore, Michelle Williams e la piccola Millicent Simmonds (...) è un omaggio al cinema delle origini capace di restituire anche tutta la complessità del mondo infantile e la densità di quello silenzioso.

  • La Stampa

    Una favola sospesa tra due epoche, un'avventura che celebra il coraggio dei più piccoli, un omaggio al grande schermo e alle sue infinite possibilità espressive. Con 'Wonderstruck' (...) Todd Haynes (...) si lancia in una serie di pericolosi salti mortali. II primo è nell'intreccio di due film, uno in bianco e nero e senza parole, ambientato nella New York del 1927, l'altro, movimentato e colorato, nel cuore della Grande mela Anni 70. II secondo è nel dirigere tre attori bambini, Oakes Fegley (Ben), Jaden Michael (Jamie) e la piccola sordomuta Millicent Simmonds (Rose), scelta dopo lunghe ricerche. Il terzo nel trasformare in immagini un racconto illustrato, nato dalla fantasia rigogliosa di Brian Selznick, autore anche di 'Hugo Cabret', da cui l'opera di Scorsese. Le sfide, insomma, erano tante e l'impressione è che 'Wonderstruck' le abbia vinte tutte, tenendo insieme il genio creativo del regista con la forza dei sentimenti, la raffinatezza della ricerca visuale con la carica emotiva di una storia basata su abbandoni e ritrovamenti familiari. Qualcuno ha già accusato Haynes di scelta «mainstream», in favore del grande pubblico, ma il bello di 'Wonderstruck' è proprio in questo, un film caldo e affettuoso in una cornice di assoluta perfezione formale.

  • Il Manifesto

    Tra un mondo e l'altro, che si alternano continuamente, Haynes - aiutato anche dal compositore Carter Burwell, ma soprattutto da un intelligentissimo uso del silenzio che circonda i due protagonisti - crea un sistema di piccoli echi, richiami, dissonanze. Le avventure dei due bambini - nella città estranea e piena di sorprese che ricordano quella del Richie Andrusco in 'The Little Fugitive', di Morris Engel e Ruth Orkin, uno dei grandi film su New York, che chiaramente il regista conosce benissimo. (...) Haynes si diverte con la musica dei Seventies che aveva già celebrato in 'Velvet Goldmine'. 'Space Oddity' ritorna nei credit finali, ma cantata da un coro di bambini canadesi degli anni Settanta. E questa celebrazione del sapere inteso come gusto per la meraviglia, la scoperta, il viaggio della fantasia - o, secondo Wilde, il dono di saper guardare alle stelle- finisce in un altro luogo iconico della città, dedicato allo stesso sogno.

  • Il Fatto Quotidiano

    (...) elegante ma un poco inerte adattamento dell'omonimo libro di Brian Selznick (...). Lungo, accurato, seducente nelle parti in animazione, ma spesso prevedibile e lezioso. Il regista di 'Carol' ha fatto ben altro.

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